domenica 12 ottobre 2008

La guerra dei berluscones contro i bidelli

Si offenderebbe la memoria di un despota, che comunque ebbe il pudore di non saccheggiare le risorse dello Stato, nel paragonare questo nuovo regime berlusconiano a quello fascista.
Questo regime si fonda su di una meravigliosa etica, prerogativa di anime elevate: impoverire le classi povere e popolari per arricchire ulteriormente i ceti privilegiati e parassitari.
Ne è una delle tante prove il licenziamento dagli organici della scuola pubblica di 140.000 tra docenti e non docenti nell’arco dei prossimi tre anni: un vile espediente del governo, camuffato da riforma culturale, per poter stornare 8 miliardi di euro e girarli poi in forma di sussidio alla casta politica, alle scuole private, ai nuovi maneggioni dell’Alitalia, ai vecchi maneggioni delle banche truffaldine, ai maneggioni travestiti da consulenti professionali, a tutti i boiardi di Stato.
Il fine ultimo dei salvatori delle Caste è di trasformare gli enti scolastici – direzioni didattiche e istituti comprensivi – in Fondazioni, ossia in associazioni culturali private, direttamente collegate al potentato economico che detiene il controllo dei mass media e quindi delle coscienze degli italiani. Secondo i piani del Ministro Gelmini - la sibilla di Berluscaz - verranno quanto prima abolite le graduatorie dei docenti e dei non docenti precari; e i direttori scolastici potranno assumere e licenziare a proprio piacimento, o meglio secondo certe regole non scritte ma facilmente intuibili.
Il futuro che paventiamo ci appare nefasto perché si userà l’istituzione scolastica statale per creare un coatto consenso al partito di Berlusconi.
Le squadracce giornalistiche del potentato di Arcore sono già al lavoro da molti mesi. Hanno cominciato a demolire l’istituzione didattica statale dalla base, bombardando senza pietà la categoria da loro considerata più ignorante, quindi incapace di difendersi: i bidelli. I raid sono stati inaugurati lo scorso marzo dal mensile Tuttoscuola, fonte di tutte le baggianate riprese successivamente dai giornali di destra. In Tuttoscuola si affermava che per ogni classe italiana vi sono una media di 2,2 bidelli e che è più conveniente per le casse dello Stato se il servizio di pulizia delle scuole (oggi parzialmente affidato a cooperative) lo si privatizzasse totalmente.
Ad aprile la coppia anticasta Stella e Rizzo, incredibilmente prende la mira su quelle povere donne, lavoratrici precarie e malpagate, che per guadagnare qualcosa prestano servizio quattro ore al giorno in piccole cooperative che gestiscono i pasti delle mense scolastiche. Secondo Stella e Rizzo se il lavoro venisse svolto dai bidelli lo Stato risparmierebbe molti soldi. Probabilmente, avendo scritto l’articolo su commissione, gestendo dati forniti da altri e non mettendo piede in una scuola, gli illustri pubblicisti non sanno che i bidelli non possono svolgere il servizio di mensa non tanto perché non rientra nei loro compiti (il contratto nazionale prevede nel ruolo la pulizia dei locali scolastici, la sorveglianza degli alunni, l’assistenza ai bimbi con handicap) ma perché durante l’orario del pasto, che si consuma laddove c’è il tempo pieno, ossia la scuola di pomeriggio, coincide con il cambio turno dei bidelli (generalmente sono presenti un bidello a piano) che non possono contemporaneamente gestire i pasti, pulire le aule lasciate libere e i bagni e svolgere il servizio alla porta d’ingresso. E poi ritenere uno sperpero un euro e mezzo a pasto per i piccoli della scuola d’Infanzia non mi pare degno di essere preso in considerazione; come non è da prendere sul serio né il consiglio di abolire le mense scolastiche perché hanno un costo per i Comuni di circa 35 euro al mese per bambino (300 euro nell’arco di un anno scolastico) né quello di investire i risparmi nell’acquisto di computer, poiché le maestre d’infanzia non sono preparate ad insegnare il computer agli infanti. Stella e Rizzo sanno bene quanto costano ai Comuni i falsi consulenti e manager. Licenziamo questa gentaccia, non i poveri bidelli! Stella e Rizzo mi hanno deluso, li ammiravo tanto per la loro indagine sulla casta politica e per gli altri loro libri. Li invito pertanto a fare pubblica ammenda e riscrivere il loro articolo sui costi della scuola, consultando dati e persone più attendibili, e visitando di persona i luoghi di lavoro. I loro autorevoli scritti non possono essere usati dalla conventicola governativa per giustificare i deleteri provvedimenti adottati.
Prima della trascorsa estate scesero sul piede di guerra contro i bidelli altri autorevoli giornali, sparando cazzate a raffica sui giornali di carta e sui loro siti: Panorama, il Giornale, ed altri numerosi cecchini mediatici di Destra, sparpagliati in innumerevoli giornali berlusconiani, impostati addirittura nelle rubriche di svago e di moda. Poi le scuole chiusero e le SS giornalistiche, invece di andarsene in vacanza, ritornarono alle loro occupazioni abituali: lo sfrugolamento impietoso degli omicidi in famiglia.
Con il riaprirsi delle scuole e con l’intento di sostenere lo scellerato decreto Gelmini, il collaborazionismo mediatico dispiegò tutte le sue forze. Il 22 settembre lo stesso ministro apparve a Porta a Porta di Rai Uno, dichiarando che bisognava sfoltire il numero dei bidelli. Il 23 settembre Libero, il quotidiano di Feltri, sferrò un imponente attacco mediatico, dedicando addirittura l’intera prima pagina alla “casta dei bidelli”. Domenica 5 ottobre lo stesso Vittorio Feltri si materializzò a Domenica In, davanti a circa 3 milioni di telespettatori, proclamando che tutti i guai dell’Italia derivano dal fatto che in Italia ci sono più bidelli che carabinieri anzi 2,6 bidelli per ogni classe, peraltro una categoria di persone composte da fannulloni. Feltri fu fatto parlare più volte e per oltre 5 minuti; il bidello invitato a contrastare le bugie di Feltri fu fatto parlare per circa 30 secondi, tempo insufficiente anche per presentarsi. Certo se nelle settimane scorse Leoluca Orlando fosse stato nominato Presidente della Vigilanza Rai, Feltri non avrebbe avuto la libertà di diffamare impunemente i collaboratori scolastici.
Il 7 ottobre Calderoli, il Ministro della Semplificazione, promette pubblicamente di mettere in mano la ramazza al personale della pubblica amministrazione ritenuto in eccesso.
Il supremo semplificatore, in pratica, vorrebbe trasformare il servizio pubblico del collaboratore scolastico in un servizio di collocamento per tutti coloro che vengono rimossi dal pubblico impiego, cacciando dalla porta i precari cronici e facendo entrare dalla finestra i precari più recenti: sarebbe una guerra tra poveri, lo spettacolo più bello a cui agonga il ministro, dopo che non gli è riuscito il tentativo con gli islamici.
Al Ministro della Istruzione faccio presente che la scuola elementare dove io lavoro ha 150 alunni, 9 classi, 4 aule di laboratori, una palestra, un area di circa 5000 metri di giardino, 14 docenti. Secondo il ministro questa scuola dovrebbe avere circa 23,4 bidelli (2,6 X 9 classi). Invece volete sapere quanti bidelli ha: due, uno per piano.
Propongo quindi a tutti i docenti e non docenti d’Italia ad attivarsi anche per singola scuola e a firmare una petizione da inviare al Presidente della Repubblica, nella quale si invita la massima autorità dello Stato a non firmare le leggi di controriforma della scuola, perché gravemente fondate su dati falsi e folli.

2 commenti:

Gualdo Anselmi ha detto...

Prendiamo atto che il Presidente della Repubblica intende ratificare le leggi criminose contro la scuola perché "non vuole forzare il dettato costituzionale". Eppure, quando ha approvato il lodo Alfano, che lo favoriva direttamente, l'articolo 3 della Costituzione (tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge) l'ha palesemente forzato.
Chiediamo al Presidente della Repubblica il ricorso all'art. 74 della Costituzione "il Presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge, può con messaggio motivato alle Camere chiedere una nuova deliberazione.
Se le Camere approvano nuovamente la legge, questa deve essere promulgata."
Ditemi, se il Parlamento approva una legge che dispone di togliere lo stipendio a 200.000 famiglie che stanno per ultime negli elenchi telefonici, lui la firma?
Il parlamento sta affamando 200.000 famiglie che stanno ultime nelle graduatorie scolastiche.

Gualdo Anselmi ha detto...

Riporto testualmente dal Messaggero "Per Cossiga il presidente della Repubblica «ha sbagliato due volte»: la prima volta per aver fatto sapere che «egli comprende» chi gli ha inviato una valanga di e-mail chiedendogli di non promulgare la legge; la seconda facendo notare che le leggi le fa il Parlamento. «Ha fatto finta di non ricordarsi che il Capo dello Stato ha il potere di rinviare una legge in Parlamento anche per motivi di merito - scrive il presidente emerito della Repubblica in una nota - Mi duole contraddire il Capo dello Stato. Comprendo che nessuno della maggioranza lo faccia perché sa di dovere "contrattare" con il Quirinale passo per passo la sua azione di Governo e non certo lo vuole fare qualcuno dell'opposizione che punta su di lui come possibile freno all'azione del Governo: ma io non appartengo né all'una né all'altra parte e quindi sono libero di parlare, se pur in forma rispettosa».